mattiaq

Sempre allegri (bisogna stare)

Archive for the ‘La pentola di fagioli’ Category

Parlamentarismi

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Spero sia chiaro a tutti che abbiamo cambiato forma di governo, l’Italia non è più un regime parlamentare, ma un sistema presidenziale (dove per presidente si intende il presidente del consiglio dei ministri).

Con questa legislatura penso che possa considerarsi completato il processo di svuotamento del Parlamento.

Si è iniziato con l’abolizione delle preferenze che ha dato maggiore potere ai partiti togliendo il rapporto diretto tra eletto ed elettore. Adesso le liste elettorali sono bloccate e scelte dalle segreterie di partito in modo da premiare l’affidabilità degli eletti ed escludere le personalità indipendenti.

Le varie leggi elettorali riviste in senso sempre più maggioritario hanno permesso una maggiore governabilità, ma non si sono contestualmente aggiornati gli strumenti di bilanciamento e garanzia (ad esempio i quorum) previsti dalla costituzione.

La prassi di assegnare ruoli istituzionali alle opposizioni è stata profondamente ridotta nel corso degli anni. Anche per questo i calendari parlamentari sono in mano alla maggioranza visto che al votro dei capigruppo può sommare quello dei Presidenti dei due rami del Parlamento..

Sono aumentati a dismisura i decreti legge e i voti di fiducia.

Con quest’ultimo governo abbiamo poi avuto numerose innovazioni:

  • è stato superato il controllo preventivo del Presidente della Repubblica sui decreti legge facendogli firmare dei testi che poi sono stati completamente stravolti in fase di conversione.
  • Svuotato il lavoro delle commisioni parlamentari, dell’aula e addirittura del Consiglio dei Ministri poiché spesso la discussione è avvenuta su un testo che è stato completamente cambiato con un maximendamento sostitutivo dell’ultimo minuto con annesso voto di fiducia (pensiamo alla finanziaria).

A questo punto, grazie questa prassi che si sta consolidando Berlusconi può governare a suo piacimento sulla base di ukase che verranno ratificati dalla maggioranza di yesmen che abbiamo al Parlamento.

Questo non è necessariamente un male, né l’anticamera della dittatura. D’altra parte molti paesi democratici (ad esempio il Regno Unito o gli USA) hanno regimi che danno poco peso ai parlamenti rispetto all’esecutivo. Berlusconi ha poi saputo usare questo potere anche per sbloccare situazioni che agli italiani sembravano urgenti e che Prodi non aveva saputo risolvere, vedi ad esempio i rifiuti campani e la gestione della sicurezza. Il vero problema è che questo potere in Italia non ha nessun freno o contraltare né negli altri poteri dello stato, né nella stampa, né nella pubblica opinione.

Scritto da mattiaq

lunedì 28 luglio 08 alle 19.29

Il partito che non c’è

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Chi ha letto i post di questo blog penserà sicuramente di avere davanti un tipico esemplare di quelli che Zoro chiama caproni, quelli che sono rimasti fedeli al partito e hanno traghettato il loro voto dal PCI al PDS ai DS e infine al PD. E invece no, devo confessare che dalla fine del PCI ho votato molti partiti, ma solo molto raramente PDS e DS, solo se potevo dare la preferenza a persone che stimavo a livello personale (come ad esempio Nicola Zingaretti).

Il fatto è che io mi considero ancora legato all’eredità di quel PCI degli anni ottanta di cui ho avuto la tessera. Un partito che adesso non c’è più e che non ha lasciato eredi. Temo che il mio futuro politico rimarrà confinato alla ricerca di un partito che non c’è, di un partito che abbia queste caratteristiche che considero ancora attuali:

  • serio, rigoroso, forse anche un po’ austero, che privilegi la sostanza all’apparenza, che non si basi sulle facce, ma sulle idee;
  • un partito che porti avanti con coerenza la questione morale, non per attaccare i propri avversari, ma, innanzitutto,  per fare selezione e pulizia al suo interno. Sia chiaro che per me non si tratta solo di non commettere reati, ma anche evitare di entrare in quella zona grigia di favori, privilegi, cordate di potere, spartizioni che invece ormai viene frequentata allegramente da tutti;
  • una forza politica che ripudi il comunismo sovietico e tutte le dittature di destra e di sinistra;
  • un partito che cerchi nell’Europa e nel rapporto con le socialdemocrazie il suo orizzonte;
  • un partito che non abbia rinunciato ad un ideale ed una prospettiva di riforma radicale della società in senso egualitario;
  • un partito che però sia realista, che privilegi la necessità di governare all’affermazione dei propri principi, consapevole che la politica è l’arte del compromesso.

Il fatto che io abbia votato PD alle ultime elezioni dovrebbe quindi stupire; il PD non è certo il mio partito ideale.

Il problema però è che a sinistra del PD c’è da tempo il deserto: gruppuscoli velleitari che hanno boicottato ogni possibile progresso in questo paese in cambio di un po’ di visibilità. Personaggi innamorati di se stessi che hanno perso ogni contatto con la realtà del paese. Non è certo un caso (e sicuramente non c’entra Veltroni) se hanno tutti preso una tranvata alle elezioni. Non è un caso nemmeno adesso se non riescono nemmeno a costruire un punto di ripartenza comune e se si frantumano sempre più. Non sarà un caso (e certamente non sarà colpa di Veltroni) se nei prossimi anni spariranno nell’indifferenza generale.

Del PD di Veltroni mi era piaciuta l’apertura al di fuori del proprio recinto, mi ero illuso che potesse essere un partito inclusivo delle tante sensibilità della società italiana, un partito dove ci fosse spazio anche per me, anche se non mi illudevo di trovare un partito che mi rispecchiasse mi sarei trovato a casa in un partito che avesse rispecchiato la pluralità di opinioni della sinistra italiana.

Adesso le mie illusioni sul PD sono uscite sconfitte dal ripiegarsi in se stessi del partito, dal rinchiudersi in correnti e fondazioni, dal concentrarsi sullo scontro per il potere interno. Avrei voluto che la sconfitta si trasformasse in un’opportunità di maggiore contaminazione, di un ulteriore passo indietro della classe dirigente rispetto alla base elettorale o anche alla base degli iscritti. Ciò non è stato e francamente a questo punto non so dove rivolgermi per trovare una risposta al mio desiderio di partecipazione.

Scritto da mattiaq

lunedì 28 luglio 08 alle 12.24

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Non perdere di vista il quadro generale

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E’ da un po’ che ci pensavo, adesso lo scrive anche Berselli sull’Espresso: mentre noi ci scanniamo sulla manifestazione sì, manifestazione no (nessuna lezione imparata dal fallimento del governo Prodi evidentemente) nessuno guarda al complesso dell’azione del governo in carica.

C’è in effetti l’attacco alla giustizia, ma questo non deve distrarci dagli altri fronti che, se non altrettanto importanti dal punto di vista della difesa della democrazia, sono senza dubbio più sentiti dall’opinione pubblica. Politiche sociali, politiche fiscali, difesa del potere di acquisto, sicurezza sul lavoro sono tutti campi in cui il governo sta intervenendo pesantemente e mentre noi ci occupiamo di telefonate hard e di chi sia più bravo ad andare in piazza Tremonti, Brunetta, Sacconi e soci stanno facendo dei danni che non sarà semplice rimediare.

A mio modo di vedere l’opposizione dovrebbe denunciare con forza questi scempi, intorno a questi temi potrebbe raccogliere un ampio consenso sia nella propria base che fuori.

  • Iniziamo a dire ad esempio che la social card (oltre ad essere poco dignitosa) costituisce un sollievo molto minore degli sgravi concessi da Prodi.
  • Diciamo anche che porre il tasso di inflazione programmata così al di sotto dell’inflazione reale è un attacco al valore reale dei salari e delle pensioni di tutti.
  • Diciamo che i tagli alla sanità porteranno alla reintroduzione dei ticket.
  • Diciamo che questo governo sta programmando (ufficialmente) un aumento della pressione fiscale.
  • Diciamo chiaramente che la cosiddetta Robin Hood Tax la pagheremo tutti noi visto il regime di cartello in cui operano i settori formalmente colpiti.
  • Diciamo che l’abolizione delle misure anti-evasione costituisce chiaramente un segnale di via libera ai disonesti.
  • Diciamo che si potranno nuovamente richiedere le lettere di dimissioni in bianco al momento dell’assunzione.
  • Diciamo che non solo non si fa nulla per impedire le morti bianche, ma si smantellano quel poco di difese che c’erano.
  • Diciamo che questo governo manda nelle strade i soldati come se ci fosse una guerra civile e poi lascia senza soldi polizia e carabinieri che tagliano le volanti perché non possono pagare la benzina.
  • Diciamo tante altre cose che io adesso sto certamente dimenticando, ma che sicuramente qualcuno potrebbe aggiungere.

Ma soprattutto oltre a questo iniziamo a dire cosa faremmo noi se fossimo al loro posto, iniziamo a fare delle belle proposte, creiamo dei belli slogan da ripetere insistentemente da qui all’autunno e anche oltre. Cerchiamo di far passare il nostro messaggio.

Scritto da mattiaq

giovedì 3 luglio 08 alle 18.16

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Casca il mondo

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Insomma, a questa manifestazione dell’8 luglio io ci andrei se potessi, ma non le darei questo significato di resa dei conti.

Come notava Diego sarà difficile darne un’interpretazione qualunque sia il risultato. Anzi un’interpretazione la posso già dare: sia che la manifestazione vada bene, sia che si riveli un flop il PD ne uscirà male essendosi chiamato fuori da una protesta sacrosanta.

Il fatto è (e mi ripeto) che il vero problema non è questa manifestazione (che in fondo è solo una risposta alle porcate del governo), ma la mancanza di iniziative e di proposte sui temi che ci dovrebbero caratterizzare.

Scritto da mattiaq

mercoledì 2 luglio 08 alle 14.10

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Quando è legittima la discriminazione

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Lo so che passare per difensore degli zingari in questo momento è non è proprio il massimo per attirare simpatie, però c’è qualcosa che non capisco sulla sentenza della Corte di Cassazione di qualche giorno fa.

Sicuramente sarà colpa dei giornali che hanno riportato male la questione, però io vedo virgolettate affermazioni come “La discriminazione per l’altrui diversità è cosa diversa dalla discriminazione per l’altrui criminosità. In definitiva un soggetto può anche essere legittimamente discriminato per il suo comportamento ma non per la sua qualità di essere diverso” che per me non hanno senso. E’ ovvio che non si può discriminare qualcuno per il suo essere diverso, ma che vuol dire che si può discriminare qualcuno per la sua criminosità? Se uno è un criminale deve essere processato e condannato, non discriminato. Inoltre, e soprattutto, la responsabilità penale in Italia è personale, come si può discriminare un gruppo di persone per l’eventuale criminosità di alcuni (anche se fossero la gran parte).

Ma la cosa più grave è il fatto che etichettare come criminale qualcuno per la sua origine etnica è comunque una discriminazione in base alla diversità e dunque rientra nella fattispecie che la Corte ritiene illegittima.

Scritto da mattiaq

martedì 1 luglio 08 alle 17.50

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Ricambio generazionale

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A pochi giorni dall’iniziativa de iMille che sta riscuotendo parecchia attenzione e dall’intervento molto esplicito di Gianni Cuperlo all’Assemblea Costituente del PD il tema del ricambio anagrafico nel PD è all’ordine del giorno.

Vedo che molti criticano chi propone il ricambio generazionale. Gli argomenti utilizzati sono i soliti: l’età da sola non è un merito, i cosiddetti giovani hanno per lo più oltre quarant’anni, ecc.

Permettetemi di obiettare una cosa: non me ne frega nulla dell’età di chi dovesse subentrare, l’importante è il ricambio della classe dirigente. Quello che vorrei sono volti nuovi, idee nuove, non necessariamente persone più o meno giovani. Non solo, vorrei che questo in futuro fosse il metodo, chi dirige deve sempre essere messo in discussione da una nuova classe dirigente pronta a prenderne il posto e che si fa carico di istanze e di punti di vista nuovi.

Scritto da mattiaq

martedì 1 luglio 08 alle 17.37

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Corteo, corteo!

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Vedo che siamo tutti d’accordo che annunciare una manifestazione tra sei mesi (quando il quadro politico sarà cambiato) è senza senso. Vedo anche che molti vedono come unico riparo all’immobilismo del PD sia la manifestazione di micromega della prossima settimana.Fermo restando che non amo Di Pietro né soprattutto i Beppe Grilli la tentazione di scendere in piazza è forte.

Vorrei però cercare di vedere le cose con ottimismo. Visto che Veltroni ha pianificato questa manifestazione per l’autunno ed ha anche annunciato un nuovo tour in pullman perché non utilizzare queste iniziative per farci promotori di nuove iniziative? Iniziamo a mettere noi i temi sul tavolo, basta andare a rimorchio delle iniziative altrui. Tra l’altro Veltroni durante la campagna elettorale era riuscito abbastanza bene in questo gioco di dettare l’agenda politica, possibile che abbia perso quasta capacità?

Scritto da mattiaq

martedì 1 luglio 08 alle 17.19

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Chiamarsi fuori

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Come al solito il post di Zoro descrive la situazione così come non riescono nemmeno gli inviati dei giornali (per incapacità, per servilismo o per pietà). Il PD non esiste più al di fuori del suo vertice, la sua struttura è stata distrutta e altrettanto è stato fatto di chi avrebbe dovuto sostituirla.

E insomma, per la prima volta da quando seguo la politica Veltroni era riuscito là dove erano falliti in tanti: portare facce nuove e nuovo entusiasmo nel partito. E che ti combina poi? Li prende per il culo, gli fa fare la claque a decisioni discutibili calate dall’alto, ma al tempo stesso concordate fino alle virgole con gente improponibile e rappresentante non si sa bene chi, gli fa fare i costituenti senza diritto di parola. E ci meravigliamo se molti si sono chiamati fuori? E se quelli che si sono presentati all’assemblea erano demoralizzati?

Scritto da mattiaq

lunedì 23 giugno 08 alle 17.27

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Voglia di partecipare

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In questi tempi cupi alterno lo scoramento più profondo e l’incazzatura. Anche la voglia di partecipare attivamente oscilla.

Il problema vero è che se volessi concretizzare questa voglia di partecipazione non troverei il canale per farlo.

Vent’anni fa sapevo cosa fare, avrei potuto attaccare manifesti, avrei potuto volantinare, avrei potuto partecipare ad un dibattito in sezione, oggi non ne ho più la voglia e forse non sarebbero nemmeno più delle attività utili.

Oggi quello che vorrei è un modo per poter influire sulle scelte dei partiti che potenzialmente mi rappresentano. Vorrei essere ascoltato. E invece il messaggio che si riceve a tutti i livelli è “non disturbare i manovratori”.

Per questo in autunno avevo deciso di investire nel PD dopo anni di sfiducia nei confronti di PDS e DS, perché mi sembrava un progetto che assegnava un ruolo anche a chi come me si limitava ad essere un simpatizzante, sia con le primarie, sia con nuove forme di partecipazione che si sarebbero inventate insieme.

Quello che mi aspettavo era un partito che non solo si sarebbe aperto alla partecipazione di forze nuove (e già non sarebbe stato poco), ma che sarebbe venuto attivamente a cercare di coinvolgere tutti quelli che come me erano rimasti alla finestra ad aspettare qualcosa in cui riconoscersi.

Invece sin da subito abbiamo visto assemblee finte, decisioni prese in sedi improprie, scomparsa delle primarie, riemergere delle peggiori logiche correntizie e spartitorie. Corsa alle poltrone dei soliti noti, incapacità di accettare le conseguenze politiche delle proprie azioni. Tutte le persone che avrebbero potuto garantire un ricambio di classe politica (da Cuperlo a Scalfarotto e a tanti altri) non solo sono state tenute lontano dalla stanza dei bottoni, ma gli è stato impedito di porre temi nuovi nell’agenda politica.

C’è stato un tentativo di smuovere le acque da parte di Diego Bianchi con la Fondazione Daje, ma per ora non si scorgono grandi effetti. Il PD continua a muoversi senza una propria chiara linea politica, si limita a dire di sì o ad opporsi debolmente alle iniziative del governo. Anche la sbandierata linea della concordia per le riforme non si è mai ben capito a quali riforme tendesse.

Insomma io resto qua, con molta voglia di dire la mia e senza nessuno con cui confrontarsi.

Secondo me un modo per uscire dall’impasse potrebbero essere una serie di iniziative tematiche, su temi nuovi oppure reinquadrando temi vecchi da prospettive nuove. iniziative che potrebbero essere prese a livello nazionale o locale, che si rivolgano non agli apparati, ma ai simpatizzanti. Non necessariamente delle iniziative di piazza, ma qualcosa che stimoli la partecipazione. Mi piacerebbe che fossero delle specie di assemblee programmatiche aperte. Queste iniziative potrebbero essere in qualche modo una risposta alla richiesta di un PD pride di Cristiana Alicata di qualche giorno fa.

Scritto da mattiaq

giovedì 19 giugno 08 alle 12.34

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C’è posta per te

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Mi pare giusto: dopo che ci ha ammorbato per tutta la campagna elettorale con le lettere che aveva ricevuto, non potrà adesso lamentarsi se anche noi che vorremmo partecipare alla vita del PD e invece ne veniamo tenuti fuori iniziamo a scrivergli.

Chissà, magari non farà parlare i costituenti all’assemblea, però forse inizia a leggerne le lettere… :)

Quasi quasi ora gli scrivo anch’io.

Scritto da mattiaq

mercoledì 18 giugno 08 alle 14.54

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Tempi cupi

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Sarà che la giornata è grigia e piovosa, ma il clima politico che ho visto oggi nel mio giro solito di letture, tra post e commenti è veramente deprimente. Saranno state le elezioni in Sicilia, sarà stata la blanda reazione ai potentissimi attacchi berlusconiani allo stato di diritto, la sensazione è quella di un popolo allo sbando, senza più punti di riferimento (a meno che non vogliamo prendere in considerazione Di Pietro).

Restando ai blog più o meno formalmente piddini, come al solito da Zoro si trova la riflessione più amara e la sintesi di tutto, ma anche Scalfarotto e la Meo sulla fantomatica assemblea costituente e i commenti da Gianni Cuperlo e lo stesso Gianni; insomma c’è grossa crisi.

L’unica con una vena di ottimismo è Cristiana Alicata che non ha forse tutti i torti a voler ripartire dal basso, dall’orgoglio della base (in fondo è l’altra faccia dello scazzamento della base della Fondazione Daje).

Per quanto mi riguarda la mia dose di fiducia è veramente ai minimi. Il progetto del PD come era apparso alle primarie mi sembrava l’ultima occasione per rifondare la sinistra in Italia e oggi mi pare un progetto fallito, sia elettoralmente, sia (e soprattutto) nell’organizzazione.

Scritto da mattiaq

martedì 17 giugno 08 alle 18.39

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Se otto ore vi sembran poche …

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… provate voi a lavorare 60 ore a settimana.

Io 60 ore a settimana le lavoro spesso, quindi non è per la quantità in sé.

Il fatto è che questa decisione (presa in sede europea, non dimentichiamolo) combinata con il fatto che in Italia negli ultimi anni ben otto punti di PIL siano passati dai salari ai profitti delle aziende, rende bene il clima che si respira in tutta Europa.

Non sarà un caso che questa enorme regressione dei diritti e delle condizioni economiche degli stipendiati si sposi con lo scarsissimo potere che hanno oggi le organizzazioni sindacali.

Sarà un concetto superato, ma forse è bene ricordare che le conquiste (diritti e salari) si ottengono e si difendono solo attraverso l’unità e la lotta sindacale.

Che poi la crisi dei sindacati sia in buona misura responsabilità dei sindacati stessi è un altro discorso.

Scritto da mattiaq

lunedì 16 giugno 08 alle 11.36

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Competenze

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Mi rassicura sapere che i militari che pattuglieranno le nostre strade hanno avuto esperienza nelle missioni all’estero.

Non sia mai che ci sia bisogno di sminare un marciapiede o eliminare un cecchino saremo ben protetti.

Scritto da mattiaq

sabato 14 giugno 08 alle 20.49

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Trattati

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OK, l’Irlanda non vuole l’Europa.

Ma l’Europa vuole l’Irlanda?

Più seriamente, vale la pena di continuare ad andare avanti con l’Europa dell’unanimità?

Basta con i compromessi al ribasso (sempre più al ribasso). Proponiamo qualcosa di veramente avanzato e vediamo chi ci sta. Gli altri possono sempre raggiungerci dopo.

Scritto da mattiaq

venerdì 13 giugno 08 alle 16.01

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Congresso

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Mi accorgo che spesso riprendo qui dei temi già espressi nei commenti di qualche altro blog.

Ad esempio da Zoro si parlava di congressi e della loro opportunità.

A mio modo di vedere Veltroni dopo le elezioni avrebbe bisogno di vedersi riconfermare la fiducia per non essere ostaggio delle correnti e dei vari presunti leader del partito.

Il problema è che Veltroni è stato scelto sulla base di primarie di massa e quindi la fiducia si è indebolita a seguito del risultato elettorale. Adesso Veltroni a chi deve chiedere di confermare il mandato per la costruzione del nuovo PD? Leggi il seguito di questo post »

Scritto da mattiaq

venerdì 13 giugno 08 alle 14.28

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Annuntio vobis gaudium magnum

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E così la ministra Gelmini ha visto di essere agli ultimi posti negli indici di popolarità del governo. E cosa decide di fare? Un bell’annuncio: aumentiamo gli stipendi a tutti. Che poi sono tutti d’accordo che gli insegnanti sono pagati poco.

Dove prendere i soldi? Che importa, mica vuole farlo davvero, l’importante è uscire sui giornali con l’annuncio. Infatti nessuno ha fatto una piega nel governo, nessuno l’ha smentita, tanto tutti sanno che è una finta. Posso scommettere quel che volete che non se ne farà nulla, o che al massimo si partorirà un topolino e che nessuno chiederà conto alla ministra del mancato rispetto degli impegni.

E’ interessante notare come nel precedente governo subito qualcuno avrebbe fatto una roboante dichiarazione sdegnata contro il suo collega pretendendo che i soldi virtuali fossero virtualmente assegnati ad un’altra categoria dando l’immagine di una compagine rissosa. In questo governo invece fanno a gara a promettere mari e monti e non solo non si smentiscono tra di loro, ma non c’è nessuno dell’opposizione che faccia notare che si tratta di promesse irrealizzabili.

Scritto da mattiaq

mercoledì 11 giugno 08 alle 13.54

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Sono venuti per gli zingari, e io non ho parlato…

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“Sono arrivati alle cinque e mezzo – racconta Giorgio – hanno circondato il campo, lo hanno illuminato, sono venuti casa per casa, roulotte per roulotte, ci hanno svegliato, ci hanno fatto uscire, hanno fotografato le case e poi i nostri documenti. Hanno finito intorno alle sette e mezzo. Io credo – aggiunge Bezzecchi – che tutti debbano sapere e capire cosa sta succedendo: sono italiano, sono cristiano e sono stato schedato in base alla mia razza. Rimanere in silenzio oggi vuol dire essere responsabili dei disastri di domani”.

Qui su Repubblica la cronaca.

Oggi mi vergogno e sono indignato.

Scritto da mattiaq

venerdì 6 giugno 08 alle 20.19

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Ancora tu?

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Ma possibile che qui nessuno voglia assumersi la responsabilità dei propri errori?

Ma possibile che Goffredo Bettini (uno che dichiara di essere ricco di famiglia) senta la necessità di avere sempre e comunque una poltrona appiccicata al suo poderoso sedere?

Ma non lo capisce che sarebbe meglio anche per lui stare fermo uno o più turni? Perché ora come ora credo che molti lo vorrebbero veder sparire per sempre.

Uno che ha inventato e sostenuto la candidatura di Rutelli al comune di Roma adesso dovrebbe avere il buon senso di riconoscere di aver fatto uno dei più grossi, se non il più grosso errore politico degli ultimi decenni in Italia e dovrebbe trarne delle conseguenze.

E invece stiamo qui a pensare di premiarlo con la presidenza della RAI.

Giuro che se il PD lo indica veramente per quel ruolo o per un altro analogo si è giocato il mio voto per i prossimi dieci anni.

Scritto da mattiaq

giovedì 5 giugno 08 alle 19.14

Glasnost

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Per la serie e chissenefrega volevo notare che gli ultimi sviluppi della Fondazione Daje non mi dispiacciono neanche un po’. Questa idea che se i dirigenti non vogliono aprirsi al confronto con la base sarà la base a mettere in piazza tutte le decisioni che loro vorrebbero prendere al chiuso dei loro caminetti mi sembra che vada nella direzione giusta.

Ricominciamo a fare politica alla luce del sole, pretendiamo che anche dai vertici venga praticata la trasparenza e se proprio non vogliono allora saremo noi a lavare i panni sporchi in piazza, perché la misura è colma, le deleghe in bianco sono state ritirate.

Scritto da mattiaq

giovedì 5 giugno 08 alle 19.04

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Crescere nella bambagia

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Approfitto di questo post di Zambardino per affrontare un tema da me molto sentito: i bambini di oggi crescono senza avere più possibilità di sperimentare l’indipendenza e la responsabilità.

Non voglio fare il nostalgico dei bei tempi andati, però è innegabile che i bambini di oggi vengono protetti in modo ossessivo dai propri genitori. Protetti da tutto e da tutti. Fino a che non sono praticamente degli adulti. Non escono mai dalla sfera di controllo, vengono scortati in ogni dove, vengono controllati tramite telefonino in ogni momento della propria vita. Non vengono mai affidati completamente ad altri, e se lo sono c’è sempre sfiducia nei confronti dell’estraneo; basta la bugia di un bambino per licenziare/denunciare immediatamente e senza controprove la babysitter o il maestro.

A parte che è statisticamente dimostrato che i bambini corrono pochissimi rischi e che la quasi totalità questi è all’interno delle mura domestiche, mi chiedo se sia opportuno schermare i bambini dalla realtà, quali strumenti avranno per gestire correttamente le prime difficoltà che sicuramente prima o poi si troveranno ad affrontare?

E poi i bambini sono generalmente più consapevoli e prudenti dei propri genitori, sicuramente le vere stupidate, i comportamenti pericolosi sono caratteristici di un’età più avanzata, post adolescenziale.

Leggevo qualche settimana fa della madre che aveva lasciato che il proprio figlio di 9 anni girasse da solo in metropolitana di New York. La storia ha fatto scalpore. Mi è sembrata una cosa sacrosanta. Spero di essere conseguente e di riuscire a dare ai miei figli un grado di libertà sufficiente a farne delle persone responsabili.

UPDATE: Vedo che Zambardino nei commenti dice esattamente le stesse cose che dico io. Evidentemente non sono il solo a pensarla così.

Scritto da mattiaq

mercoledì 4 giugno 08 alle 13.10

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